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Il reticolato mondo dei mutui

scelta

bivio

Immaginare di entrare oggi nella testa di un consumatore che in banca va a chiedere informazioni sul mutuo per l’acquisto della propria abitazione, è come entrare in una torre di babele, dove ognuno ha la propria idea e il proprio prodotto da vendere.
Come tutte le cose anche il prodotto mutuo segue le mode: prima il fisso, poi il variabile, poi il misto. Ed ora va di moda il prodotto con il “tetto”, detto tecnicamente mutuo CAP.
Questo mutuo, che di fatto è un variabile, da al cliente l’illusione di poter essere tranquillo…ma non è proprio cosi. Il CAP fissato dalla banca in genere è a un livello-tasso comunque alto, e difficilmente nel corso del tempo viene raggiunto, vista la stabilità economica europea, e se raggiunto solo per un brevissimo lasso di tempo. Non può esistere una banca che “ci va a perdere”!
Difatti prima che la rata del clienti si fermi deve salire non di poco. Tanto vale fare il fisso!
Ma anche qui ci sarebbe da discutere. Oggi il tasso fisso costa troppo La soluzione sembrerebbe quindi il misto. Ma se la banca non ti segue è come fare un variabile, nessuno mai della banca con tutto il lavoro che hanno da svolgere quotidianamente chiamerà ogni singolo cliente per dire “gentilissimo signor cliente, visto l’andamento dei tassi oggi, le consiglierei di passare al fisso”. Principalmente per due motivi:
il tempo necessario per chiamare tutti i clienti che hanno questa opzione;
la responsabilità che ogni gestore possa prendersi a far fare questa scelta al cliente, e se poi le cose vanno male????
In poche parole, quindi se il mutuo ha una durata superiore a 15 anni, e oggi la media italiana dice questo, meglio un bel variabile. La sicurezza nel dire questo? LA STORIA, SEMPLICEMENTE LA STORIA DEI TASSI D’INTERESSE.

Maria Concetta Carruba

MUTUI TRA NEGOZIAZIONE E PORTABILITA’


Sulla scorta di significativi cambiamenti nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, la banche negli ultimi anni hanno dato seguito a diverse iniziative.
Da un lato, è stata proposta la rinegoziazione del mutuo in corso, mentre dall’altro la portabilità dello stesso.
Nel corso della recente audizione alla Commissione Ambiente della Camera, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha spiegato che sono circa l’8% del totale e, dunque, quasi 270mila, le famiglie italiane che hanno usufruito dell’una o dell’altra opportunità.
Ben 195mila famiglie hanno rinegoziato il contratto di mutuo per un controvalore complessivo di circa 20 miliardi di euro, mentre 72mila famiglie hanno deciso di cambiare banca spostando così un controvalore di circa 8 miliardi di euro.
Nella maggior parte dei casi – come è intuitivo – i mutui coprono l’acquisto della prima casa (il 56%).
Per avere un’idea delle cifre di cui si parla basti pensare che, alla fine del 2009, i finanziamenti delle banche alle famiglie erano pari a quasi 500 miliardi di euro.
Nel mese di dicembre dello stesso 2009, i tassi medi italiani erano al 2,95%, dal 5,09% di dicembre 2008.
Ad una prima analisi sembrerebbe che più che la rinegoziazione, sia la portabilità dei mutui a rappresentare un ottimo strumento di negoziazione con le banche.

Questa sorta di “minaccia” del cliente a cambiare banca, infatti, gli restituisce quell’attenzione che spesso la banca gli nega, consapevole a priori di non poter scendere a compromessi con lui.
La possibilità di poter “trasportare” il proprio mutuo su un altro istituto a condizioni magari migliori senza dover per questo sostenere delle spese, talvolta si rivela vincente.
Indispensabile è fare una la scelta oculata e ben ragionata. Insomma, il nuovo istituto con cui sottoscrivere il mutuo non deve essere il frutto di una opzione casuale.

Se si intende sfruttare la normativa della portabilità, la prima cosa da valutare attentamente è lo spread, ovvero il margine di interesse che la banca applica sul parametro di riferimento che  per i mutui a tasso variabile è costituito dall’euribor.
E’ infatti proprio lo spread l’oggetto della negoziazione e bisognerà riuscire a spuntare quello migliore.
Resta, invece, del tutto soggettiva la scelta tra tasso fisso (il parametro di riferimento è l’IRS a cui viene aggiunto lo spread) o tasso variabile: dipendendo infatti delle esigenze del cliente, delle sue capacità reddituali anche in prospettiva futura, della sua reale propensione e/o percezione del rischio e della comprensione e le possibili conseguenze delle proprie scelte non può che essere una decisione individuale e personalissima.

Federica Ferri

Tutti i mutui delle Poste

Mutui proposti da Poste Italiane S.p.A.


Mutuo a tasso variabile e rata costante finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante. Le variazioni del tasso applicato al mutuo determinano la variazione della sua durata.


Mutuo a tasso fisso e rata decrescente finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante.



Mutuo a tasso fisso finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante.


Mutuo a tasso misto finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante




Mutuo a tasso variabile finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante

Mutuo a tasso fisso con rate iniziali contenute finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante