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IL PRESTITO: cos’è?


Con il termine prestito si intende l’operazione di cessione di una determinata somma di denaro con il vincolo della restituzione dello stesso importo o di un importo maggiore previamente concordato.
Si tratta, in altri termini, di un finanziamento di denaro che un istituto o società di credito autorizzata (detta mediatore o dealer) concede ad un soggetto.
Prima di concedere il prestito l’ente erogatore provvede ad effettuare una serie di controlli preliminari.
Innanzitutto vengono richiesti i dati anagrafici del richiedente che dovrà avere una età compresa tra i 18 ed i 70 anni; questa è infatti l’età massima a cui vengono concessi i prestiti.
Si controllano, inoltre, la professione del richiedente ed il suo reddito, per poterne valutare l’affidabilità economica.
Si traccia poi quella che tecnicamente viene definita la posizione creditizia o profilo di credito, raccogliendo tutta la documentazione riguardante la situazione finanziaria del soggetto richiedente: protesti, fallimenti, capacità di rimborso, richiesta del credito in proporzione al reddito.

Dalla Centrale Rischi, l’organizzazione che stila tutti i rapporti di credito richiesti dagli istituti aderenti, viene infine chiesto il Rapporto di Credito che riepiloga tutte le informazioni relative ai debiti in corso, alla puntualità sui pagamenti delle rate e alle domande di credito presentate, al fine di permettere una valutazione reale sulla rischiosità del soggetto.

Naturalmente tutto quanto viene raccolto concorre alla valutazione della richiesta che resta, comunque, ancorata a criteri di analisi interni e differenti a seconda degli istituti.
Data la maggiore rischiosità di un prestito rispetto ad altri prodotti di credito, per somme di denaro consistenti quasi tutti gli istituti richiedono delle garanzie, come ad esempio una fideiussione.
In ogni caso, la concessione di un importo significativo non potrà prescindere dal livello di reddito del richiedente e dalle sue capacità di estinguere ogni rata del debito con puntualità (rapporto tra il reddito mensile e l’ammontare della somma da restituire ad ogni rata).

Federica Ferri

MUTUI TRA NEGOZIAZIONE E PORTABILITA’


Sulla scorta di significativi cambiamenti nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, la banche negli ultimi anni hanno dato seguito a diverse iniziative.
Da un lato, è stata proposta la rinegoziazione del mutuo in corso, mentre dall’altro la portabilità dello stesso.
Nel corso della recente audizione alla Commissione Ambiente della Camera, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha spiegato che sono circa l’8% del totale e, dunque, quasi 270mila, le famiglie italiane che hanno usufruito dell’una o dell’altra opportunità.
Ben 195mila famiglie hanno rinegoziato il contratto di mutuo per un controvalore complessivo di circa 20 miliardi di euro, mentre 72mila famiglie hanno deciso di cambiare banca spostando così un controvalore di circa 8 miliardi di euro.
Nella maggior parte dei casi – come è intuitivo – i mutui coprono l’acquisto della prima casa (il 56%).
Per avere un’idea delle cifre di cui si parla basti pensare che, alla fine del 2009, i finanziamenti delle banche alle famiglie erano pari a quasi 500 miliardi di euro.
Nel mese di dicembre dello stesso 2009, i tassi medi italiani erano al 2,95%, dal 5,09% di dicembre 2008.
Ad una prima analisi sembrerebbe che più che la rinegoziazione, sia la portabilità dei mutui a rappresentare un ottimo strumento di negoziazione con le banche.

Questa sorta di “minaccia” del cliente a cambiare banca, infatti, gli restituisce quell’attenzione che spesso la banca gli nega, consapevole a priori di non poter scendere a compromessi con lui.
La possibilità di poter “trasportare” il proprio mutuo su un altro istituto a condizioni magari migliori senza dover per questo sostenere delle spese, talvolta si rivela vincente.
Indispensabile è fare una la scelta oculata e ben ragionata. Insomma, il nuovo istituto con cui sottoscrivere il mutuo non deve essere il frutto di una opzione casuale.

Se si intende sfruttare la normativa della portabilità, la prima cosa da valutare attentamente è lo spread, ovvero il margine di interesse che la banca applica sul parametro di riferimento che  per i mutui a tasso variabile è costituito dall’euribor.
E’ infatti proprio lo spread l’oggetto della negoziazione e bisognerà riuscire a spuntare quello migliore.
Resta, invece, del tutto soggettiva la scelta tra tasso fisso (il parametro di riferimento è l’IRS a cui viene aggiunto lo spread) o tasso variabile: dipendendo infatti delle esigenze del cliente, delle sue capacità reddituali anche in prospettiva futura, della sua reale propensione e/o percezione del rischio e della comprensione e le possibili conseguenze delle proprie scelte non può che essere una decisione individuale e personalissima.

Federica Ferri