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PRESTITO FINALIZZATO E NON FINALIZZATO: un rapido confronto


Il prestito può essere finalizzato o non finalizzato.
Il prestito finalizzato è quel tipo di finanziamento in forza del quale il cliente si obbliga all’acquisto di un determinato bene di consumo che deve essere necessariamente specificato al momento della stipula del contratto.
Il prestito ha, dunque, una precisa finalità che non può essere modificata nel tempo; il soggetto richiedente deve mettere necessariamente a conoscenza l’istituto finanziatore dell’utilizzo che intende fare della somma di denaro richiesta.
Nel caso di prestiti non finalizzati, al contrario, il cliente non ha alcun vincolo di destinazione ed è libero di disporre della somma richiesta in prestito con maggiore libertà d’azione.
Generalmente i prestiti finalizzati vantano una maggiore semplicità e rapidità. Si tratta di quei prestiti che spesso vengono erogati dallo stesso punto vendita del bene in questione, grazie a convenzioni commerciali e finanziarie con le banche. Per ovvie ragioni, dovendosi il richiedente rivolgere direttamente agli istituti di credito per i prestiti non finalizzati l’apparato burocratico si appesantisce sensibilmente.

Vale la pena di precisare che quando si parla in generale di prestiti ci si riferisce sempre al prestito personale che è un finanziamento non finalizzato.
Si parla, dunque, della cessione di una somma di denaro, da parte di una banca o di un istituto specializzato, ad un tasso d’interesse solitamente fisso, che il debitore deve restituire secondo un piano rateale costante.
Il prestito personale viene anche definito come “credito al consumo”, in quanto non direttamente riconducibile all’acquisto di un determinato bene o servizio.

Non avendo un obbligo di destinazione, il prestito personale è rivolto a quelle persone fisiche, che in necessità di liquidità vogliono richiedere del denaro agli istituti di credito senza dover dare spiegazioni sullo scopo dello stanziamento economico.
Cercando di quantificare, pur in via approssimativa, l’entità dei prestiti generalmente concessi variano da euro 1.500,00 ad euro 30.000,00 con una durata del finanziamento tra 1 anno ai 5 anni.

Federica Ferri

MUTUI TRA NEGOZIAZIONE E PORTABILITA’


Sulla scorta di significativi cambiamenti nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, la banche negli ultimi anni hanno dato seguito a diverse iniziative.
Da un lato, è stata proposta la rinegoziazione del mutuo in corso, mentre dall’altro la portabilità dello stesso.
Nel corso della recente audizione alla Commissione Ambiente della Camera, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha spiegato che sono circa l’8% del totale e, dunque, quasi 270mila, le famiglie italiane che hanno usufruito dell’una o dell’altra opportunità.
Ben 195mila famiglie hanno rinegoziato il contratto di mutuo per un controvalore complessivo di circa 20 miliardi di euro, mentre 72mila famiglie hanno deciso di cambiare banca spostando così un controvalore di circa 8 miliardi di euro.
Nella maggior parte dei casi – come è intuitivo – i mutui coprono l’acquisto della prima casa (il 56%).
Per avere un’idea delle cifre di cui si parla basti pensare che, alla fine del 2009, i finanziamenti delle banche alle famiglie erano pari a quasi 500 miliardi di euro.
Nel mese di dicembre dello stesso 2009, i tassi medi italiani erano al 2,95%, dal 5,09% di dicembre 2008.
Ad una prima analisi sembrerebbe che più che la rinegoziazione, sia la portabilità dei mutui a rappresentare un ottimo strumento di negoziazione con le banche.

Questa sorta di “minaccia” del cliente a cambiare banca, infatti, gli restituisce quell’attenzione che spesso la banca gli nega, consapevole a priori di non poter scendere a compromessi con lui.
La possibilità di poter “trasportare” il proprio mutuo su un altro istituto a condizioni magari migliori senza dover per questo sostenere delle spese, talvolta si rivela vincente.
Indispensabile è fare una la scelta oculata e ben ragionata. Insomma, il nuovo istituto con cui sottoscrivere il mutuo non deve essere il frutto di una opzione casuale.

Se si intende sfruttare la normativa della portabilità, la prima cosa da valutare attentamente è lo spread, ovvero il margine di interesse che la banca applica sul parametro di riferimento che  per i mutui a tasso variabile è costituito dall’euribor.
E’ infatti proprio lo spread l’oggetto della negoziazione e bisognerà riuscire a spuntare quello migliore.
Resta, invece, del tutto soggettiva la scelta tra tasso fisso (il parametro di riferimento è l’IRS a cui viene aggiunto lo spread) o tasso variabile: dipendendo infatti delle esigenze del cliente, delle sue capacità reddituali anche in prospettiva futura, della sua reale propensione e/o percezione del rischio e della comprensione e le possibili conseguenze delle proprie scelte non può che essere una decisione individuale e personalissima.

Federica Ferri