Mutui Che Blog

Tutto su mutui e prestiti

PRESTITO FINALIZZATO E NON FINALIZZATO: un rapido confronto


Il prestito può essere finalizzato o non finalizzato.
Il prestito finalizzato è quel tipo di finanziamento in forza del quale il cliente si obbliga all’acquisto di un determinato bene di consumo che deve essere necessariamente specificato al momento della stipula del contratto.
Il prestito ha, dunque, una precisa finalità che non può essere modificata nel tempo; il soggetto richiedente deve mettere necessariamente a conoscenza l’istituto finanziatore dell’utilizzo che intende fare della somma di denaro richiesta.
Nel caso di prestiti non finalizzati, al contrario, il cliente non ha alcun vincolo di destinazione ed è libero di disporre della somma richiesta in prestito con maggiore libertà d’azione.
Generalmente i prestiti finalizzati vantano una maggiore semplicità e rapidità. Si tratta di quei prestiti che spesso vengono erogati dallo stesso punto vendita del bene in questione, grazie a convenzioni commerciali e finanziarie con le banche. Per ovvie ragioni, dovendosi il richiedente rivolgere direttamente agli istituti di credito per i prestiti non finalizzati l’apparato burocratico si appesantisce sensibilmente.

Vale la pena di precisare che quando si parla in generale di prestiti ci si riferisce sempre al prestito personale che è un finanziamento non finalizzato.
Si parla, dunque, della cessione di una somma di denaro, da parte di una banca o di un istituto specializzato, ad un tasso d’interesse solitamente fisso, che il debitore deve restituire secondo un piano rateale costante.
Il prestito personale viene anche definito come “credito al consumo”, in quanto non direttamente riconducibile all’acquisto di un determinato bene o servizio.

Non avendo un obbligo di destinazione, il prestito personale è rivolto a quelle persone fisiche, che in necessità di liquidità vogliono richiedere del denaro agli istituti di credito senza dover dare spiegazioni sullo scopo dello stanziamento economico.
Cercando di quantificare, pur in via approssimativa, l’entità dei prestiti generalmente concessi variano da euro 1.500,00 ad euro 30.000,00 con una durata del finanziamento tra 1 anno ai 5 anni.

Federica Ferri

IL CONTRATTO DI PRESTITO


Il contratto di prestito consiste nell’accordo con cui un soggetto si impegna a consegnare una determinata somma di denaro ad un secondo soggetto che si impegna a restituirla a determinate condizioni.
In quanto contratto, è fonte di obbligazioni ed ha un contenuto patrimoniale.
Con la sottoscrizione del contratto di prestito viene formalizzata la richiesta di finanziamento tra il richiedente e l’istituto o banca erogatrice. E’ necessaria la duplice copia.
Esso dovrà contenere: i dati anagrafici del richiedente, il suo stato civile, professione e livello di reddito, le condizioni del finanziamento, le garanzie e la sottoscrizione di un’eventuale copertura assicurativa.
Indispensabile, l’indicazione della modalità del rimborso del prestito (tramite bollettini postali a tramite RID bancari o postali), l’autorizzazione al trattamento dei propri dati personali da parte della società finanziaria, ai sensi di legge, ai fini dell’espletamento dell’incarico.
Nel testo dell’accordo, vengono poi precisate le condizioni generali del finanziamento: TAEG, TAN, le sanzioni contrattuali per i casi di insolvenza o di estinzione anticipata, eventuali condizioni assicurative, la possibilità di cessione del contratto a terze società.
Come già detto, si allega inoltre l’informativa sulla privacy.

L’intero contratto finanziario dovrebbe essere improntato al rispetto delle regole di trasparenza specifiche, la mancanza delle quali potrebbe dar luogo alla nullità dello stesso.
Trasparenza significa che il tasso di interesse praticato dovrà essere ben chiaro, così come l’ammontare del finanziamento, importo, numero e scadenza di ogni singola rata.
In generale, negli ultimi anni, il tasso d’interesse legale è stato fissato al 5% ma, in virtù della libera autonomia delle parti, ogni istituto finanziario dispone di un certo grado di flessibilità per potersi accordare (con vincolo di forma scritta) con il contraente ad un tasso più elevato.

Ai sensi dell’art. 644 c.p. Così come modificato dalla legge n. 108 del 1996, il tasso di interesse indicato nel contratto non deve superare il tasso limite legalmente determinato dal governo: contravvenire a quest’obbligo potrebbe significare commettere reato di usura.
La forma dell’atto deve essere scritta poiché nessuna somma di denaro può essere richiesta o addebitata se non sulla base di chiare condizioni contrattuali.

Federica Ferri

Il reticolato mondo dei mutui

scelta

bivio

Immaginare di entrare oggi nella testa di un consumatore che in banca va a chiedere informazioni sul mutuo per l’acquisto della propria abitazione, è come entrare in una torre di babele, dove ognuno ha la propria idea e il proprio prodotto da vendere.
Come tutte le cose anche il prodotto mutuo segue le mode: prima il fisso, poi il variabile, poi il misto. Ed ora va di moda il prodotto con il “tetto”, detto tecnicamente mutuo CAP.
Questo mutuo, che di fatto è un variabile, da al cliente l’illusione di poter essere tranquillo…ma non è proprio cosi. Il CAP fissato dalla banca in genere è a un livello-tasso comunque alto, e difficilmente nel corso del tempo viene raggiunto, vista la stabilità economica europea, e se raggiunto solo per un brevissimo lasso di tempo. Non può esistere una banca che “ci va a perdere”!
Difatti prima che la rata del clienti si fermi deve salire non di poco. Tanto vale fare il fisso!
Ma anche qui ci sarebbe da discutere. Oggi il tasso fisso costa troppo La soluzione sembrerebbe quindi il misto. Ma se la banca non ti segue è come fare un variabile, nessuno mai della banca con tutto il lavoro che hanno da svolgere quotidianamente chiamerà ogni singolo cliente per dire “gentilissimo signor cliente, visto l’andamento dei tassi oggi, le consiglierei di passare al fisso”. Principalmente per due motivi:
il tempo necessario per chiamare tutti i clienti che hanno questa opzione;
la responsabilità che ogni gestore possa prendersi a far fare questa scelta al cliente, e se poi le cose vanno male????
In poche parole, quindi se il mutuo ha una durata superiore a 15 anni, e oggi la media italiana dice questo, meglio un bel variabile. La sicurezza nel dire questo? LA STORIA, SEMPLICEMENTE LA STORIA DEI TASSI D’INTERESSE.

Maria Concetta Carruba

IL PRESTITO: cos’è?


Con il termine prestito si intende l’operazione di cessione di una determinata somma di denaro con il vincolo della restituzione dello stesso importo o di un importo maggiore previamente concordato.
Si tratta, in altri termini, di un finanziamento di denaro che un istituto o società di credito autorizzata (detta mediatore o dealer) concede ad un soggetto.
Prima di concedere il prestito l’ente erogatore provvede ad effettuare una serie di controlli preliminari.
Innanzitutto vengono richiesti i dati anagrafici del richiedente che dovrà avere una età compresa tra i 18 ed i 70 anni; questa è infatti l’età massima a cui vengono concessi i prestiti.
Si controllano, inoltre, la professione del richiedente ed il suo reddito, per poterne valutare l’affidabilità economica.
Si traccia poi quella che tecnicamente viene definita la posizione creditizia o profilo di credito, raccogliendo tutta la documentazione riguardante la situazione finanziaria del soggetto richiedente: protesti, fallimenti, capacità di rimborso, richiesta del credito in proporzione al reddito.

Dalla Centrale Rischi, l’organizzazione che stila tutti i rapporti di credito richiesti dagli istituti aderenti, viene infine chiesto il Rapporto di Credito che riepiloga tutte le informazioni relative ai debiti in corso, alla puntualità sui pagamenti delle rate e alle domande di credito presentate, al fine di permettere una valutazione reale sulla rischiosità del soggetto.

Naturalmente tutto quanto viene raccolto concorre alla valutazione della richiesta che resta, comunque, ancorata a criteri di analisi interni e differenti a seconda degli istituti.
Data la maggiore rischiosità di un prestito rispetto ad altri prodotti di credito, per somme di denaro consistenti quasi tutti gli istituti richiedono delle garanzie, come ad esempio una fideiussione.
In ogni caso, la concessione di un importo significativo non potrà prescindere dal livello di reddito del richiedente e dalle sue capacità di estinguere ogni rata del debito con puntualità (rapporto tra il reddito mensile e l’ammontare della somma da restituire ad ogni rata).

Federica Ferri

MUTUI TRA NEGOZIAZIONE E PORTABILITA’


Sulla scorta di significativi cambiamenti nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, la banche negli ultimi anni hanno dato seguito a diverse iniziative.
Da un lato, è stata proposta la rinegoziazione del mutuo in corso, mentre dall’altro la portabilità dello stesso.
Nel corso della recente audizione alla Commissione Ambiente della Camera, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha spiegato che sono circa l’8% del totale e, dunque, quasi 270mila, le famiglie italiane che hanno usufruito dell’una o dell’altra opportunità.
Ben 195mila famiglie hanno rinegoziato il contratto di mutuo per un controvalore complessivo di circa 20 miliardi di euro, mentre 72mila famiglie hanno deciso di cambiare banca spostando così un controvalore di circa 8 miliardi di euro.
Nella maggior parte dei casi – come è intuitivo – i mutui coprono l’acquisto della prima casa (il 56%).
Per avere un’idea delle cifre di cui si parla basti pensare che, alla fine del 2009, i finanziamenti delle banche alle famiglie erano pari a quasi 500 miliardi di euro.
Nel mese di dicembre dello stesso 2009, i tassi medi italiani erano al 2,95%, dal 5,09% di dicembre 2008.
Ad una prima analisi sembrerebbe che più che la rinegoziazione, sia la portabilità dei mutui a rappresentare un ottimo strumento di negoziazione con le banche.

Questa sorta di “minaccia” del cliente a cambiare banca, infatti, gli restituisce quell’attenzione che spesso la banca gli nega, consapevole a priori di non poter scendere a compromessi con lui.
La possibilità di poter “trasportare” il proprio mutuo su un altro istituto a condizioni magari migliori senza dover per questo sostenere delle spese, talvolta si rivela vincente.
Indispensabile è fare una la scelta oculata e ben ragionata. Insomma, il nuovo istituto con cui sottoscrivere il mutuo non deve essere il frutto di una opzione casuale.

Se si intende sfruttare la normativa della portabilità, la prima cosa da valutare attentamente è lo spread, ovvero il margine di interesse che la banca applica sul parametro di riferimento che  per i mutui a tasso variabile è costituito dall’euribor.
E’ infatti proprio lo spread l’oggetto della negoziazione e bisognerà riuscire a spuntare quello migliore.
Resta, invece, del tutto soggettiva la scelta tra tasso fisso (il parametro di riferimento è l’IRS a cui viene aggiunto lo spread) o tasso variabile: dipendendo infatti delle esigenze del cliente, delle sue capacità reddituali anche in prospettiva futura, della sua reale propensione e/o percezione del rischio e della comprensione e le possibili conseguenze delle proprie scelte non può che essere una decisione individuale e personalissima.

Federica Ferri

MUTUI E PRESTITI: quale differenza?


Prima di richiedere finanziamento capita spesso di considerare l’alternativa fra mutuo e prestito. Entrambi prevedono l’erogazione, da parte di un ente finanziatore, di un capitale che dovrà essere restituito con cadenza rateale stabilita al momento della sottoscrizione del contratto.
Quanto ai requisiti per ottenere il finanziamento, i prestiti non necessitano in genere di garanzie reali.
Al contrario, il mutuo richiede notevoli garanzie, ad esempio l’ipoteca, che attribuisce al creditore un diritto di prelazione sul bene, a tutela del rischio di insolvenza da parte del debitore. Se, dunque, il contraente non facesse fronte al debito, il creditore potrebbe rivalersi attraverso il ricavato della vendita del bene oggetto di mutuo.
Diverse sono le funzioni socio-economiche dei due istituti.
Il mutuo permette l’acquisto di un’abitazione o la sua ristrutturazione, riferendosi in linea di massima ad importi piuttosto alti e sviluppandosi nel medio-lungo periodo.

Il prestito oggi riguarda soprattutto cifre inferiori e viene spesso destinato all’acquisto di un’automobile.
Le concessionarie sono particolarmente propense a consigliare soluzioni di pagamento rateale e su misura per ogni cliente, poiché possono contare sul guadagno delle provvigioni derivate dall’intermediazione del prestito.
Se si prova ad analizzare l’atteggiamento delle persone, è facile notare come vi sia una paura generalizzata e diffusa nei confronti dei mutui, tema diventato molto caldo sui media, creando ansia e paura.
A ben guardare, tuttavia, si tratta per molti aspetti di una paura ingiustificata.
Essendo, infatti, il mutuo regolamentato da una normativa europea si configura come uno strumento (se conosciuto) sicuro, senza contare che la banca non può richiedere indietro il denaro quando vuole come avviene per un prestito.

Trasparenza e flessibilità che si spingono fino a poter trasportare il mutuo da una banca a un’altra a zero spese completano il profilo di questo tipo di finanziamento.
Quanto ai tassi di interesse quelli del mutuo appaiono circa dimezzati rispetto a quelli del prestito.
Resta il fatto che nel primo caso si tratta di un prestito ipotecario e che quindi si dà la casa in garanzia, ma la legge non lascia di certo privi di strumenti di tutela (confische) gli enti che si espongono concedendo prestiti.

Federica Ferri

I mutui più cari sono quelli Italiani

Che in generale non avessero tassi vantaggiosi lo si sapeva, ma che i mutui italiani fossero i più cari d’Europa lascia davvero perplessi. Afferma l’ufficio statistiche della Banca Centrale europea che la rata media di un mutuo a tasso fisso nell’area euro, comporta un tasso di interesse pari al 4,20%. In Italia per lo stesso mutuo a tasso fisso, il tasso di interesse sale invece al 4,90%. 

Senza dubbio, si tratta di uno scarto significativo che penalizza, comunque, gli sforzi di  quanti con enormi difficoltà sono alla ricerca della tipologia di mutuo (apparentemente) più “leggero”. Le ragioni di questa disparità risiedono nella scarsa competitività delle banche e nella inaccettabile “pesantezza”  del contenzioso nel caso sia necessario attivare la riscossione del credito e, dunque, l’esecuzione immobiliare. Aggiunge l’Associazione Bancaria Italiana che gli incrementi di costi sono dovuti anche all’abolizione delle penali di anticipata estinzione - che hanno costretto le banche ad includere nel tasso applicato il rischio di abbandono da parte del cliente - e alla diffusa pratica bancaria di ricorrere ai c.d. contratta swap, per assicurarsi dalle oscillazioni del costo del denaro.

<!–adsense–>  

Ecco dunque le spiegazioni a costi tanto elevati, ma se è vero che alti tassi di interesse si riflettono pesantemente sulle nostre economie locali (spesso già duramente provate), forse, sarebbe il caso di riflettere un pò.

Qualche cifra sarà di chiarimento. Il miglior tasso di interesse fisso in Italia per un mutuo a venti anni è prefissato al 5,21%; in Francia si attesta al 3,60% mentre in Spagna è del 4,80%. 

 <!–adsense–>  

A fronte di un simile panorama, sembrerebbe che il “male minore” sia il mutuo a tasso variabile con cap ovvero un mutuo a tasso variabile in cui è previsto un tetto massimo oltre il quale il tasso non può salire. Sarà tuttavia una comparazione completa e un buon consulente ad indicare di volta in volta quella che, se non è una soluzione ottimale, potrà forse essere una opzione accettabile.

Federica Ferri

Tutti i mutui delle Poste

Mutui proposti da Poste Italiane S.p.A.


Mutuo a tasso variabile e rata costante finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante. Le variazioni del tasso applicato al mutuo determinano la variazione della sua durata.


Mutuo a tasso fisso e rata decrescente finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante.



Mutuo a tasso fisso finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante.


Mutuo a tasso misto finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante




Mutuo a tasso variabile finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante

Mutuo a tasso fisso con rate iniziali contenute finalizzato all’acquisto, alla ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo, o alla sostituzione di altro mutuo precedentemente stipulato con altro Ente erogante

Scudo Fiscale, regolarizzati 85 miliardi

febbraio 20th, 2010 Posted in Senza categoria

Sono 85 i miliardi di euro i capitali regolarizzati con il fisco italiano grazie allo scudo fiscale; è questo il dato che emerge dalle segnalazioni degli intermediari della Banca d’Italia, fino al 15 febbraio 2010. Come previsto, la gran parte di questi capitali regolarizzati proviene dalla Svizzera (ben 60 miliardi), seguono Lussemburgo a quota 7, Principato di Monaco (4 miliardi) e San Marino con 3. Partito tra settembre ed ottobre con il freno a mano (rispettivamente 0,5 e 6,2 miliardi regolarizzati), è poi decolatto con novembre (25,2) e dicembre, addirittura 53 miliardi regolarizzati. Quasi la metà di questi importi deriva da depositi in conti corrente. La differenza tra il valore comunicato dal ministero dell’Economia, pari a 95 miliardi di euro regolarizzati, e quello comunicato dalla Banca d’Italia, deriva dal fatto che quest’ultima non conteggia le operazioni con importo inferiore a 12.500 euro (o 50mila euro per i paesi Ue, Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda).
Nel pomeriggio l’Agenzia delle Entrate ha diffuso una precisazione confermando che i propri dati sullo scudo fiscale «quadrano perfettamente con i dati di Bankitalia diffusi oggi». All’ammontare di 85 miliardi di euro «vanno infatti aggiunti (come evidenzia la stessa Bankitalia nella sua nota): gli importi inferiori alla soglia di rilevazione, il valore di alcuni beni patrimoniali (preziosi, opere d’arte, etc…), le somme relative alle attività non ancora rimpatriate per effetto della presenza di cause ostative (il cui termine ultimo è fissato per il 31 dicembre 2010). La somma è pari, quindi, ai 95 miliardi di euro, calcolati dalle Entrate in base al gettito dell’imposta straordinaria versata entro la scadenza del 15 dicembre 2009 e pari a 4,75 miliardi di euro».